INTERVISTA AD AMEDEO RICUCCI

7 04 2008

Raffaele Ciriello, fotoreporter di guerra, muore a Ramallah, nei Territori Occupati, il 13 marzo 2002, colpito in pieno da una scarica di proiettili 7,62 Nato sparati da un carro armato mentre cerca di documentare gli scontri tra miliziani palestinesi e militari israeliani. Accanto a lui c’è il giornalista Rai Amedeo Ricucci e il suo cameraman. L’inchiesta sui responsabili della morte di Raffaele viene in seguito archiviata perchè Israele rigetta la rogatoria internazionale avanzata dai giudici italiani. Cristiano Tinazzi, giornalista freelance, ne ha parlato proprio con Amedeo Ricucci in una intervista che ci ha messo a disposizione.

Il tuo libro nasce dall’esigenza di raccontare un fatto.

Diciamo che nasce dall’esigenza di non dimenticare un fatto che era stato volutamente dimenticato. Qualsiasi giornalista cinico - come direbbe Kapuscinski - avrebbe scritto un instant book per fare soldi. Il libro è stato invece scritto dopo due anni. Per un anno e mezzo mi sono impegnato a scrivere degli articoli in occasione delle varie tappe dell’inchiesta che era stata aperta in Italia, attaccando anche l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa. Quel fatto è stato dimenticato come ne sono stati dimenticati altri. Ho cercato di non farne però una questione politica. Chiunque abbia letto il libro sa che ci sono anche parti dure contro i palestinesi.

Si, è abbastanza equilibrato…

Guarda, io alla par condicio non ci ho mai creduto. Bisogna raccontare le cose per come stanno. Ci sono delle storture anche nel rapporto che hanno i palestinesi con l’informazione. Ed era giusto denunciarle. Era giusto denunciare anche il fatto che quella di Raffaele è stata una morte di serie B. Rispetto al clamore che si continua a dare sull’assassinio di Ilaria (Alpi, Ndr.) per esempio, ci sono altre morti che invece non vengono tenute in considerazione. Antonio Russo è stato ammazzato in Georgia e nessuno se ne è occupato. Raffaele Ciriello, che pure faceva foto per un giornale importante come il Corriere della Sera, è stato dimenticato volutamente e non è stata data dall’informazione la dovuta attenzione all’inchiesta.

C’è ancora spazio per fare giornalismo di guerra oggi?

Si, a patto però di fare i conti sia con le veloci trasformazioni avvenute nel modo di fare la guerra e dall’altro su quelle dell’informazione. Fare giornalismo d’informazione vuol dire partire dal presupposto che l’informazione non può essere una merce venduta come le altre tra uno spot e l’altro. Non ha alcun senso.

(Il Mucchio Selvaggio, marzo 200 8)





“Sport Under Siege Cup - bloccata la carovana per Gaza”

24 03 2008

Erez Border Crossing


Ieri mattina, Domenica 23 marzo, giorno di Pasqua, la carovana di Sport Sotto l’Assedio, composta da 101 atleti/e, e’ sbarcata a Ben Gurion, con l’obiettivo di iniziare la prima tappa del programma nella Striscia di Gaza.
Nonostante la richiesta di coordinamento per l’entrata nella striscia, fatta secondo la prassi corrente, le autorita’ militari, non hanno dato, alla carovana parere favorevole, cosi come invece era successo negli anni precedenti.
Anche la richiesta di far comunque entrare una delegazione e’ stata per il momento rifiutata.
Gli amici palestinesi della Universita’ di Al Aqsa, delle associazioni sportive, e il REC, partner di accoglienza di questo progetto, hanno cercato inutilmente di richiedere il passaggio della carovana, ma nessuno li ha ascoltati.
Anche le Autorita’ italiane, che avrebbero forse potuto pressare un po di piu’, si sono intimorite di fronte al rifiuto israeliano, chiedendo alla carovana di allontanarsi al terminal di EREZ.La Striscia di Gaza e’ chiusa da giugno 2007, e in questi mesi, a parte i pochi operatori delle ONG operanti all’intermo, sono riuscite ad entrare in visita solo un paio di delegazioni: quella del Parlamento Europeo con Luisa Morgantini e quella del Progetto “Sport sotto l’assedio”, formata da Enti Locali, Associazioni Sportive, e Universita’ italiane. Pochi si prendono la responsabilita’ di vedere che cosa succede realmente in quel pezzo di terra; pochi hanno il coraggio di denunciare in quali condizioni di vita e’ sottoposto il popolo palestinese tra occupazione militare, invasione continua e scontro interno.

Pensiamo che non sia giusto, nei confronti di una popolazione, il cui unico obiettivo e’ restare sulla propria terra e vivere in pace.
Il messaggio dello sport, cosi universale e allo stesso tempo allegro e aggregante, questa volta pero’ non ha avuto effetto di fronte alla chiusura militare, forse perche’ troppo semplice e immediato, forse perche’ la punizione sui palestinesi non ha fine come si dice in questi contesti - 1 a 0 palla al centro - il viaggio continuera’ secondo il programma, coinvolgendo
ancora piu’ gente; “invadera’” allegramente e giochera’ in ogni angolo di questo paese.

Per aggiornamenti e contatti: www.sportsottoassedio.it





5 ANNI DI GUERRA

20 03 2008

 

L’occupazione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti entra oggi nel suo sesto anno e il sito di informazione indipendente americana Democracy Now! pubblica oggi una serie di articoli molto interessanti. Migliaia di persone sono scese in piazza in questi giorni, da San Francisco a New York, per far sentire la loro voce contro l’occupazione degli Stati Uniti. Secondo Democracy Now! più di duecento attivisti sono stati arrestati ieri in America durante diverse manifestazioni di protesta. A New York, una trentina di membri della Granny Peace Brigade hanno organizzato una manifestazione in Times Square. A San Francisco, oltre 100 manifestanti, molti dei quali di fronte alla sede del senatore democratico Diane Feinstein, sono stati incarcerati. Cinque pacifisti sono stati portati via dalla polizia anche a Boston dopo essersi gettati a terra bloccando l’accesso a un centro di reclutamento militare. Tante altre città hanno portato avanti la protesta in diversi modi.






ATTACCO AEREO ISRAELIANO A GAZA: DISTRUTTA LA SEDE DI MEDICAL RELIEF, UCCISO

28 02 2008

Un attacco aereo israeliano diretto contro la sede del
Ministero dell’Interno a Gaza ha distrutto anche la vicina sede del Medical
Relief, assassinando un neonato di cinque mesi in un edificio residenziale
dell’area.

La sede di Medical Relief ospitava la principale clinica e farmacia della
Striscia di Gaza, un’ambulanza, un centro di sostegno per persone con handicap
e gli uffici amministrativi. L’ambulanza, tutte le medicine e buona parte
delle attrezzature sono andate distrutte. Lo stesso edificio e’ seriamente
danneggiato e non potra’ essere nuovamente utilizzato senza costosi interventi
di consolidamento e recupero.

L’attacco ha inoltre colpito un edificio residenziale, uccidendo nella sua
casa Mohamad Nasser Al-Borey, di cinque mesi.

Mustafa Barghouthi, membro dell’assemblea legislativa palestinese e presidente
del Medical Relief, ha dichiarato che “la punizione collettiva dei palestinesi
di Gaza ha raggiunto livelli inaccettabili. Questo ultimo attacco ha devastato
una parte essenziale del gia’ seriamente devastato sistema sanitario di Gaza.
Israele ha perso ogni senso di umanita’, e l’indifferenza della comunita’
internazionale gli consente una sanguinaria escalation di violenza contro un
popolo imprigionato in un gigantesco carcere. Queste continue violazioni del
diritto internazionale devono avere fine. Secondo le Convenzioni di Ginevra,
colpire personale medico e’ un crimine. Organizzazioni regionali e singoli
stati devono intraprendere azioni immediate per proteggere il popolo
palestinese da Israele. Tutto questo deve finire, adesso”.

Abdel Hadi Abu Khussa, direttore del Medical Relief nella Striscia di Gaza, ha
dichiarato che “la distruzione della piu’ importante clinica e della farmacia,
dell’ambulanza e degli uffici e’ un colpo terribile per le attivita’ di
Medical Relief, e aumentera’ le sofferenze del popolo di Gaza. Siamo vittime
di una punizione collettiva da parte di Israele”.

*Medical Relief e’ in Palestina tra le principali organizzazioni non
governative che offrono servizi sanitari, e nel 2007 ha raggiunto circa un
milione e mezzo di palestinesi in quasi cinquecento citta’ e villaggi. Tutto
questo e’ stato ottenuto attraverso un’ampia rete di infrastrutture e risorse
umane costruita a Gerusalemme, nella West Bank e nella Striscia di Gaza nel
corso di 29 anni di attivita’.

A Gaza, Medical Relief gestisce quattro centri per servizi primari, due
ambulanze e due cliniche mobili, oltre che un ampio programma di sostegno a
persone con handicap, in particolare bambini. Si occupa inoltre di programmi
individuali per pazienti in speciale stato di necessita’, e ha un centro di
fisioterapia.

Davanti al completo blocco di Gaza attuato da Israele a partire dal gennaio
2008, il Medical Relief ha avviato programmi di emergenza per il sostegno alla
popolazione di Gaza.





Medio Oriente / i fatti di Rafah, confine con l’Egitto

23 01 2008

23 gennaio 2008 16:57:52 GMT+01:00
In assenza dei mass media italiani “liberi, indipendenti e democratici”
facciamo girare questo video di Al Jazeera sui fatti di oggi a Rafah , al
confine con l’Egitto.
Lino Zambrano - CRIC Gaza

Ovviamente facciamo la nostra parte e inoltriamo.

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